PARTE FLORILEGIO ITALIANO – ARTISTI INVITANO ARTISTI - Comune di Montecatini Terme

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PARTE FLORILEGIO ITALIANO – ARTISTI INVITANO ARTISTI

 
PARTE FLORILEGIO ITALIANO – ARTISTI INVITANO ARTISTI

Con la donazione da parte di Marta e Piero Buscioni dell’opera del padre Umberto Vita delle piante (1963, olio su tela, cm 150x110), si inaugura Florilegio Italiano – Artisti invitano Artisti, il progetto concepito in forma sperimentale nel 2020 con cui l’Amministrazione Comunale ha partecipato all’avviso emesso dal Mibact “PIANO PER L'ARTE CONTEMPORANEA 2020".

La volontà dell’Assessorato alla Cultura che l’ha pensato, è stata di dare attuazione sin da subito all’idea a prescindere dall’esito del bando ministeriale, ancora non giunto a graduatoria dopo 6 mesi dalla raccolta delle proposte.

Preziosissimi sono risultati collaborazione e impegno di quattro artisti, i Maestri Italo Bressan (Accademico Onorario, Accademia Delle Arti Del Disegno, Firenze, per anni docente di pittura all'Accademia Albertina di Torino e a Brera), Roberto Giovannelli (Professore Emerito Della Classe Di Pittura, Accademia Delle Arti Del Disegno, Firenze), Andrea Granchi (Presidente Della Classe Di Pittura, Accademia Delle Arti Del Disegno, Firenze) e Gianfranco Notargiacomo (Professore Emerito, Accademia Di Belle Arti, Roma) i quali, invitati ad aderire al progetto, hanno a loro volta invitato altri artisti a prenderne parte donando loro lavori al Mo.C.A.

L’importante rete di relazioni intrecciata ha portato artisti di fama – che conosceremo di volta in volta, perfezionati i procedimenti amministrativi loro relativi -  a dare la propria disponibilità a donazioni che arricchiranno in prestigio la collezione della Galleria Civica montecatinese raccolta intorno al capolavoro “Donna avvolta in volo d’uccelli” di Joan Mirò.

Obiettivo dell’Assessorato alla Cultura è consolidare fuori dagli ambienti locali l'immagine della Galleria Civica Comunale "Mo.C.A." avviando un importante processo di arricchimento e promozione del patrimonio artistico cittadino.

Il primo beau geste che nasce da Florilegio Italiano vede protagonista l’artista pistoiese Umberto Buscioni i cui figli, Marta e Piero, hanno accolto con molta generosità e disponibilità l'invito ad aderire al progetto.

Già presente in Galleria con un’altra opera, Innamorati (1992, disegno su carta, cm 46x33), Umberto Buscioni nasce a Bonelle (Pistoia) nel 1931.

Dal 1981 si trasferisce a Serravalle Pistoiese, e dal 2016 anche a Pistoia a due passi dalla chiesa di Sant’Andrea. Tra il 1980 e il 1998 è titolare della cattedra di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara (con una parentesi accademica fiorentina nel ’95-’96). Si dedica a tempo pieno alla pittura dai primi anni Sessanta, scelta che diventa decisiva con il soggiorno in Marocco, insieme alla moglie Bianca, tra il 1963 e il 1964. Le opere prodotte in questi anni sono ancora di ascendenza informale, ma in quelle marocchine la figurazione è già più allusiva a una natura riconoscibile.

Il rientro dal Marocco vede una nuova fase dell’opera di Buscioni; ritrova infatti gli amici Roberto Barni, Gianni Ruffi e Adolfo Natalini e nel 1966 entra ufficialmente a far parte di quella che Cesare Vivaldi definì Scuola di Pistoia, che nel frattempo Natalini aveva lasciato per dedicarsi all’architettura.

La Scuola di Pistoia è stata una delle più interessanti risposte italiane alla Pop Art. A questo proposito si ricorda la mostra di New York, Selected Artists Galleries del 1968. Gli oggetti rappresentati sono oggetti comuni, che hanno un rapporto intimo con l’artista, trasportati in un clima di sospensione, magico, in cui una luce mentale è protagonista. Anche le moto che rappresenta, e che non ha “mai posseduto né saputo guidare” sono oggetti che l’artista sogna sfogliando un dépliant pubblicitario.

Una particolare attenzione è rivolta alle stoffe, all’involucro, alla superficie delle cose: le cravatte, le camicie e le giacche protagoniste delle opere sono irrigidite da righe e pieghe, che le rendono autonome dalla figura umana. Nell’opera di Buscioni la pittura resta sempre indiscussa protagonista, anche negli anni in cui la ricerca artistica internazionale si orienta verso gli orizzonti del concettuale e del comportamento.

Nei primi anni Settanta la visione sull’oggetto si fa più ravvicinata, e con un gesto analitico riproduce i particolari di quelle stesse pieghe e di quelle stoffe, texture e superfici marmoree in una sintesi quasi astratta. Il riferimento alla pittura manierista pervade la ricerca di Buscioni a partire dagli ultimi anni Settanta, fino ad arrivare a esplicite citazioni soprattutto di Pontormo e Salviati, ma è evidente anche una certa sintonia con l’ansia metafisica di De Chirico.

Negli anni Ottanta si fa sempre più forte l’attenzione nei confronti di temi biblici e sacri, con l’apparizione di visioni quasi mistiche di santi e angeli in caduta, le cui stoffe si gonfiano durante i voli e le ascensioni, arrivando persino a incendiarsi.

Nel cielo appaiono tenebre e atmosferismi lontani dalla luce cristallina degli anni Sessanta. Anche quando ricompaiono alcuni oggetti della dimensione privata e quotidiana, vengono rievocati attraverso sguardi e tonalità più intimi e riflessivi. La figura umana torna ad abitare gli spazi e a riempire le stoffe, anch’essa carica di energia, accesa da fuochi e tormentata dalle ombre.

Gli elementi del quotidiano tornano ad affacciarsi dagli anni Novanta, in una dimensione tra realtà e riflesso in cui le ombre evocano figure e creano composizioni al limite di un equilibrio nel quale si incastrano ante, specchi, finestre, e tornano, mano a mano, sulla scena tutti gli oggetti del campionario buscioniano, dalle giacche alle grucce, dalle camicie alla sedia e alle cravatte.

Anche il disegno accompagna l’intero percorso di Buscioni (alcuni disegni sono conservati al Gabinetto di Disegni e Stampe degli Uffizi) e di non minore interesse sono le vetrate artistiche; da ricordare, tra le altre, le vetrate della chiesa di San Paolo a Pistoia, i due timpani istoriati Il giorno e la sera. À rebours per l’atelier Area blu di Pistoia e le tre lunette dal Cantico dei Cantici per l’Oratorio della Chiesanuova di Prato.

Sue opere sono state esposte (e molte permanentemente figurano) in numerosi musei. Si segnalano: Palazzo dei Diamanti (Ferrara); Palazzo Fabroni (Pistoia); Palazzo Strozzi (Firenze); Palazzo Pitti (Firenze); Centro Pecci (Prato).

I legami con la sua Bonelle e i compagni di avventure (artistiche e non) insieme alla sua raffinata sensibilità si riscontrano in molti appunti e lettere di cui sono testimonianza il Glossario, con una prefazione di Mario Luzi, ma anche la corrispondenza tra Umberto Buscioni e l’architetto Adolfo Natalini, amico di una vita, raccolta in due volumi: Un epistolario dell’anima, Lettere 1991-2002, e Altre lettere e racconti 2002-2013.

Con il poeta Roberto Carifi ha pubblicato il libro Figure dell’abbandono.

Tra gli altri hanno scritto di lui: Cesare Vivaldi; Renato Barilli; Enrico Crispolti; Antonio del Guercio; Giorgio Di Genova; Maria Luisa Frisa; Lara Vinca Masini; Carlos Franqui; James Beck; Maurizio Calvesi.

Muore a Pistoia il 6 maggio 2019, pochi mesi dopo il finissage dell’ultima grande mostra antologica a Palazzo Fabroni.

Per bibliografia, pubblicazioni e mostre personali e collettive, si rinvia al sito web umbertobuscioni.it


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